Tra i parametri chimici monitorati nelle acque destinate al consumo umano, il manganese è uno dei più importanti sia per la sua diffusione naturale nelle falde idriche sia per le implicazioni che concentrazioni elevate possono avere sulla salute umana. A differenza del ferro, con cui è frequentemente associato, il manganese presenta un profilo tossicologico più complesso, che ha spinto recentemente le autorità scientifiche europee (in particolare l’EFSA) a rivedere e aggiornare le indicazioni sui livelli di assunzione sicuri. Comprendere le caratteristiche di questo elemento, i rischi connessi a una sua eccessiva presenza nell’acqua e i limiti stabiliti dalla normativa vigente è fondamentale per chiunque gestisca un impianto idrico o utilizzi acqua di pozzo. Approfondiamo l’argomento in questo articolo tutto ciò che c’è da sapere sull’analisi del manganese nell’acqua.
Acqua potabile e acqua di pozzo: cosa dice la normativa
In Italia la qualità dell’acqua destinata al consumo umano è disciplinata dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 e abroga e sostituisce il precedente D.Lgs. 31/2001. La normativa stabilisce valori di parametro per una serie di sostanze chimiche, microbiologiche e organolettiche, con l’obiettivo di tutelare la salute dei consumatori. I controlli ufficiali, coordinati dal Centro Nazionale per la Sicurezza delle Acque (CeNSiA) dell’ISS in collaborazione con il Ministero della Salute, coprono mediamente oltre il 90% della popolazione residente e mostrano un tasso di conformità complessiva superiore al 99% per i parametri sanitari principali, secondo quanto riportato nei report ufficiali.
Per le acque di pozzo privato, tuttavia, questo sistema di sorveglianza non si applica. Ovviamente, l’acqua estratta da falda non è soggetta a controlli periodici obbligatori analoghi a quelli delle reti pubbliche, quindi la responsabilità di effettuare i controlli e le analisi necessarie ricade sul proprietario del pozzo.
La composizione dell’acqua di pozzo dipende in modo diretto dalla geologia locale: terreni ricchi di rocce sedimentarie o vulcaniche possono rilasciare concentrazioni significative di manganese nell’acqua, spesso superate anche in aree dove lo stesso parametro risulta conforme per le acque di rete.
Il manganese nell’acqua potabile
Il manganese è uno dei metalli più abbondanti nella crosta terrestre e si trova naturalmente in molte fonti d’acqua sia superficiali che profonde, con concentrazioni che variano tipicamente tra 0,001 e 0,6 mg/L, ma che possono risultare più elevate in presenza di contaminazione o di particolari condizioni idrogeologiche. Nelle reti idriche può essere presente anche per via indiretta, come residuo del permanganato di potassio impiegato nei processi di potabilizzazione, oppure per corrosione di tubature e componenti metallici dell’impianto.
Dal punto di vista nutrizionale, il manganese è un elemento essenziale: partecipa all’attività di numerosi enzimi, è coinvolto nel metabolismo dei carboidrati e nella sintesi del tessuto connettivo. L’EFSA ha fissato un Adequate Intake (AI) di 3 mg/giorno per gli adulti. La principale fonte di manganese per la popolazione è rappresentata dagli alimenti (carni, pesce, cereali, noci, legumi e tè), mentre l’acqua contribuisce in misura più limitata, ma non trascurabile, soprattutto per i consumatori di acqua minerale o di pozzo con concentrazioni elevate.
Profilo di sicurezza del manganese
Il profilo tossicologico del manganese si distingue da quello del ferro per la presenza di effetti avversi documentati a carico del sistema nervoso. L’esposizione cronica a dosi eccessive è associata a una sindrome neurologica nota come manganismo, caratterizzata da alterazioni motorie e cognitive, con quadri che in ambiente occupazionale (esposizione per inalazione) possono risultare particolarmente severi. L’esposizione per ingestione, pur considerata meno pericolosa rispetto a quella per via inalatoria, ha ricevuto crescente attenzione da parte della comunità scientifica, soprattutto in relazione all’esposizione infantile.
Nel 2023 l’EFSA ha pubblicato un parere scientifico specifico sulla tossicità del manganese, concludendo che le evidenze disponibili non sono ancora sufficienti a definire un livello massimo di assunzione tollerabile in senso stretto. In assenza di tale soglia, l’EFSA ha fissato un livello di assunzione sicuro pari a 8 mg al giorno per gli adulti (comprese le donne in gravidanza e in allattamento) e valori compresi tra 2 e 7 mg/die per le altre fasce di età, riferiti all’assunzione complessiva da tutte le fonti alimentari, inclusa l’acqua.
Valori limite del manganese nell’acqua destinata al consumo umano
Sul piano normativo, il valore limite per il manganese nell’acqua destinata al consumo umano è attualmente fissato a 0,05 mg/L (o 50 µg/L), soglia stabilita già dalla Direttiva 98/83/CE e confermata nelle normative successive, che corrisponde anche alla concentrazione alla quale iniziano variazioni organolettiche percepibili, tra cui variazioni di colore, sapore e odore dell’acqua. Dal punto di vista tecnico, concentrazioni elevate di manganese causano depositi nerastri nelle tubature, macchiano biancheria e sanitari, favoriscono la proliferazione di microrganismi manganofili e possono compromettere le prestazioni degli impianti idrici.
L’importanza delle analisi di laboratorio
Per chi si approvvigiona da pozzi privati o da fonti autonome, l’analisi di laboratorio rappresenta il solo strumento disponibile per verificare la qualità dell’acqua. Un‘analisi chimica completa consente di rilevare la presenza di manganese (anche nelle sue forme disciolte, non visibili a occhio nudo) e di quantificarne la concentrazione rispetto ai limiti di legge, fornendo anche informazioni su eventuali parametri correlati come ferro, ammonio e torbidità. In caso di superamento dei valori di riferimento, i risultati delle analisi sono indispensabili per progettare interventi di trattamento adeguati, come sistemi di filtrazione, ossidazione o addolcimento, dimensionati sulle caratteristiche dell’acqua da trattare. Un monitoraggio periodico, condotto con frequenza appropriata alle caratteristiche della fonte, rappresenta la pratica più efficace per garantire nel tempo la sicurezza e la conformità dell’acqua utilizzata.
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